Il Monfalcone dei Di Lena, Bartussi, Masat, Zulich, Sgubin, Chelleri (una portaerei), La Sacilese dei Palù, Iop, Moro, D’Andrea, Ulian (una corazzata), il Fontanafredda (i cavalieri “selvaggi” in cerca di gloria), un mix d’indubbia classe, ma anche una sorta di thriller rabbrividente  per chi doveva vincere assolutamente, ma andiamo per ordine. Corre l’ultima partita della stagione 1974/75, Il Monfalcone si trova con un punto di vantaggio sul Fontanafredda e si appresta a far visita alla Sacilese mentre il Fontanafredda incontra il fanalino di coda Itala Gradisca.

Gli artigianali collegamenti (non vi erano certo i cellulari) predisposti dai tifosi rossoneri funzionano e al termine del primo tempo, sorprendentemente, comunicano il vantaggio Sacilese per 2 a 0. Il Fontana vince a fatica con l’Itala. Sembra fatta, ma non è così. Il “favore” degli amici/nemici serenissimi di Sacile svaniscono come la neve al sole, facendosi raggiungere sul 2 a 2 dal Monfalcone (non è proprio amore con i cugini). E’ spareggio, ma il nostro  sconforto ci pone all’angolo pensando a una sonora sconfitta nel duello finale. In FIGC a Udine: Meroi,  Zelescich e Sacilotto scelgono il Moretti reso mitico dall’Udinese dei Selmonson, Pentrelli, Giacomini, Bettini, Burgnich, Zoff, ecc., auspicando un buon pubblico con l’incasso da dividere in 3 parti (la FIGC non ci rimette mai).                                                                                                                  Fontana 74-75 (aggettivo “generosamente” attribuitoci dai serenissimi Sacilesi).

Durante la settimana fervono i preparativi, i pronostici della stampa e degli addetti ai lavori danno il Fontanafredda al tappeto (ha già vinto troppo). Il Presidente Zelesnich e il tecnico Lulich si lasciano andare a un offensivo commento sul Fontanafredda (4 boscaioli dietro e 3 matti in attacco). Non potevano proprio  dire di peggio.  I rossoneri, ovviamente, se la legano al dito e si caricano. I tifosi pure, il thrilling  aumenta giorno dopo giorno, sino al mitico sabato del 31 maggio 1975.

Il Monfalcone, conscio della professionalità e blasone, viene dato in ritiro sino alla gara mentre il Fontanafredda si presenta con la consueta divisa e scarpini non di primo pelo (basta osservare l’organico delle squadre nei fotogrammi). Il solo che resta impassibile è il nostro tecnico Pajer che dietro la sua espressione sfingea si limita ad affermare: “Li abbiamo già battuti in campionato e, Moretti a parte, per noi è una gara come le altre (per il suo carattere è già molto si sia espresso)”. Arriva il giorno fatidico e una marea di pordenonesi si riversa verso i furlans di Udin. Non è una gara come altre, il Moretti sembra San Siro con oltre 10.000 persone, circa 8.800 paganti (molti entrarono gratis) ed è a oggi ancora un record per società dilettantistiche, il risultato da raggiungere poi è come uno degli 8.000 di Messner.

I giocatori di casa nostra restano per un momento sgomenti, o almeno ci pare. Il tifo monfalconese è preponderante. Arbitra il signor Biaggi di Legnano. Nel primo tempo entrambe le compagini appaiono bloccate dalla paura tanto da sbagliare le giocate più elementari. I cantierini cercano forse troppo la manovra mentre il Fontana gioca come sempre con il micidiale contropiede. Manca Del Ben squalificato (non è una perdita da poco), al suo posto gioca l’esperto Fonda più compassato. Il secondo inizia con la rete rossonera. Rumiel, da par suo, sventaglia una punizione sulla destra a Pietrobon che con  una rasoiata al volo dal limite trafigge Comelli (al termine della partita, l’uomo dal dito in bocca afferma: “Finalmente Rumiel ha capito come si tirano le punizioni” – Figuriamoci le risate!).  

Il fuoco e fiamme pordenonese sono però presto smorzati dal tourbillon senza fine degli avversari. Indubbiamente fanno vedere un ottimo calcio, ma troppo rabbioso. Prima colpiscono la traversa, poi Bartussi si fa parare il rigore da un Visintin in giornata di grazia. Ormai non c’è più tempo. Il Fontanafredda, come in un sogno di mezza estate, è campione e sarebbe promosso nell’allora prestigiosa serie semiprofessionistica. I dirigenti di casa nostra (senza Direttori Sportivi), in un biennio avevano assemblato la squadra che ancora oggi è considerata la migliore della storia rossonera. Ma il thriller, amaramente, non  è finito, dopo attente e oculate valutazioni, sentite anche le aziende sostenitrici (ora sponsor), l’assemblea dei soci decide, razionalmente, di rinunciare al semiprofessionismo non alla nostra portata. Il Monfalcone, come altre volte successive, è, pertanto, promosso d’ufficio.

Ultimo aneddoto goliardico alla Mel Books per stemperare il thriller. Al 90° il nostro Batistuta a centimetri dalla porta spalancata, con il suo piede ruvido,  tira ma la palla esce incredibilmente a lato. Il buon Sergio,  ancora oggi sostiene fermamente: “Non ho sbagliato, ma era la porta a trovarsi in posizione errata. Chissà chi l’ha spostata” e a ridere! Resta l’incredibile soddisfazione e il terzo di un incasso eccezionale che consente al Fontana di tesserare un paio di giocatori importanti per le annate successive.    

                                                                                 Gigi Pandini